Arte di Kia

Mucha rivisitato

Posted by on Nov 18 2007

Titolo: Mucha rivisitato
Tecnica: Tempera, sanguigna e china
Dimensione:
 44 x 77 cm
Anno:
 2006

Desideravo dare l’effetto di una vetrata con questo grande disegno realizzato con la tempera, sanguigna e china. Continue reading…

Danzatrice Rossa

Posted by on Nov 11 2007

Titolo: Danzatrice rossa
Tecnica: Sanguigna
Dimensioni: 65 x 30 cm
Anno: 2007

Anche questa danzatrice è “resuscitata” da un vecchio raccoglitore di disegni di cui mi ero quasi scordata l’esistenza. Continue reading…

Laghetto Incantato

Posted by on Set 15 2007

Titolo: Laghetto Incantato
Tecnica : Tempera
Dimensione: 30×30 cm
Anno:
 2007

Disegno realizzato come compito di scuola col tema “illustrare una favola”…Oh mio Dio fu il mio primo pensiero! Continue reading…

Mucha Celeste

Posted by on Set 10 2007

Titolo: Mucha Celeste
Tecnica: Tempera e china
Dimensione:
 44 x 25,5 cm
Anno:
 2006

Questo è un disegno piuttosto vecchio, lo si nota anche dallo stile “arcaico” del tratto rispetto alle opere più recenti… Continue reading…

Il Terrore del Foglio Bianco

Posted by on Lug 03 2005

Il foglio bianco: il più grande spauracchio di un artista in erba (ma anche di molti illustratori e disegnatori affermati). Come affrontarlo? Come superare i blocchi creativi che spesso si oppongono alle nostre capacità artistiche? Spesso è proprio questo “blocco mentale” a tarpare le ali alla nostra creatività, eppure vi è più di un sistema per non lasciarsi prendere dal terrore del foglio bianco.

  1. Anzitutto è bene avere in mente gli obiettivi del proprio disegno: cosa si desidera vedere su quel foglio? Perché da qui dipende la scelta dei materiali e del tipo di carta da impiegare (di cui parlerò meglio più avanti). La possibilità di eseguire un disegno dal vero, o di avere una foto, può agevolarci nella scelta del soggetto e dell’effetto visivo che si vuole ottenere.
  2. Non farsi condizionare dai disegni altrui; ciascuno di noi ha il proprio stile artistico, il proprio modus operandi: ogni artista è un’isola. Esercitandovi col tempo riuscirete a crearne uno tutto vostro! Questo non vuol dire che non sia lecito prendere ispirazione dagli artisti moderni e antichi.
  3. Non lasciatevi scoraggiare dai vostri primi disegni. Ci vuole tempo ed esercizio per padroneggiare qualsiasi tecnica ma, credetemi, ne vale la pena!
  4. Aiutatevi con degli schizzi veloci a “colpi di matita” (per saperne di più guardate l’articolo Le matite). Anche se non saranno precisi vi aiuteranno a cogliere l’essenza delle forme e lo spazio che queste andranno ad occupare sul foglio. Inoltre vi faranno da linee guida per trasferire sulla carta quello che avete in mente di disegnare.
  5. Se non si è soddisfatti del proprio disegno o di un dettaglio appena eseguito, provate a capovolgere il foglio di 180 gradi: così si noteranno meglio i volumi e gli spazi del nostro elaborato; in un certo senso cambiando la nostra visione anche il disegno apparirà differente e risalteranno i pregi e i difetti.
  6. Un ultimo suggerimento che mi sento di darvi – che mi ha aiutato molto a sbloccare quei momenti di buio creativo – è quello di ascoltare della buona musica. Quale? Proprio quella che più vi piace. La musica è un vero toccasana in questo senso: oltre a far scorrere piacevolmente le ore di lavoro, la scienza ha dimostrato che con la melodia giusta si lavora meglio e si produce di più.

Se volete disegnare dal vero vi potrebbe essere utile questo piccolo trucchetto:

Selezionare un oggetto soltanto o uno scorcio particolare di un panorama è assai difficile, in quanto si può facilmente cadere nell’errore di mettere “troppa roba” nel foglio, dando un effetto sgradevole di ammassamento in uno spazio ridotto. Una dritta che potrebbe tornarvi utile è quello di fabbricare un mirino come quello qui illustrato. Facilissimo da realizzare con un cartone grande 4×5 cm, esso vi darà la possibilità di isolare al suo interno quello che volete effettivamente riprodurre, proprio come fa un vero mirino di una macchina fotografica. Ricordatevi che per usarlo “ad hoc” dovrete chiudere un occhio per cogliere al meglio i dettagli del vostro soggetto (passando dalla visione tridimensionale a quella bidimensionale, più congeniale per le copie dal vero). Se un giorno vi troverete all’aria aperta e cogliete qualcosa che vorreste immortalare ma non avete con voi il mirino, potrete ovviare a ciò unendo il pollice all’indice, usandoli come mirino improvvisato.

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Strumenti del mestiere: Le Matite

Posted by on Giu 25 2005

La matita è una delle tecniche esecutive più congeniali per chi si avvicina per la prima volta al mondo del disegno grazie alla sua relativa semplicità e comodità d’impiego. Sporcano meno rispetto agli altri strumenti da disegno, sono facili da reperire, economiche e soprattutto poco ingombranti.

Le Matite :

tracciati matiteAlleate preziosissime per disegnare, le matite (composte da grafite, cioè principalmente da carbonio unita all’argilla per modificarne la durezza) non sono tutte uguali come potrebbero apparire a prima vista. Ma non spaventatevi, ci vuole di più a spiegarlo che a capirlo, fidatevi. Esistono delle categorie specifiche sul mercato contrassegnate da lettere e numeri che ne indicano le peculiarità per soddisfare le più svariate esigenze.

porta mina

Mina e Portamina

Generalmente le matite marchiate con la lettera H (H-2H-3H ecc. fino alla 9H) che sta per “Hard”, hanno una mina dura che si “consuma” lentamente lasciando un tracciato leggero dal colore grigio chiaro. Avendo delle mine poco porose difficilmente queste matite sporcano il foglio ma tendono a lasciare un solco sulla superficie se si calca troppo la mano (perciò attenzione!). Le grafiti della famiglia H sono l’ideale per realizzare disegni grafici, schizzi o i contorni preparatori del disegno grazie al loro leggerissimo tracciato facile da cancellare. Da tenere presente che più è alto il numero che affianca la lettera H più sarà dura la mina. Le matite segnate con la lettera B (B-2B-3B ecc. fino alla 9B), abbreviazione di “Black”, sono dotate di una mina più morbida rispetto alle H e lascia un tracciato dal colore più scuro. Le B hanno l’inconveniente di “sporcare” il foglio proprio per via della loro porosità che può lasciare dei residui di grafite indesiderati; per cui attenzione a non passare troppe volte sopra al disegno con la mano! Le B sono perfette per la tecnica chiaroscuro sia perché raggiungono più facilmente la tonalità di scuro desiderata, sia perché si prestano ad essere sfumate (con un fazzoletto di carta o con l’apposito strumento chiamato sfumino, per la cui descrizione rimando all’articolo Le gomme), ottenendo così dei risultati davvero belli e delicati. Come nel caso delle H, più è alto il numero più la mina sarà morbida e scura oltre ad essere più difficile da cancellare.  Le matite che più comunemente si trovano negli astucci di scuola sono quelle contrassegnate come HB, le quali sono un compromesso tra la resistenza all’usura delle H e la scorrevolezza delle B, utili per ridefinire i contorni dei disegni preparatori a mio avviso. Una parente stretta della HB è la matita F che sta per Fine Point, letteralmente “punto giusto”. Si possono trovare in commercio anche le singole mine di vario diametro (dai 0.3 mm ai 2 mm) cha vanno inserite nelle apposite portamine. Esse hanno l’aspetto di una penna ma con la mina al posto dell’inchiostro, molto utili a mio parere ma per rifare la punta dovrete far ricorso alla cartavetrata o ai temperini specifici.

Come usarle :

disegnoQuelli che vi ho appena elencato sono le conoscenze base delle matite. Ecco qui di seguito un esempio di come meglio impiegare tali strumenti, o per lo meno come li usa la sottoscritta ^^. E’ bene ricordarsi di usare matite diverse per ottenere le migliori prestazioni da ognuna di esse, partendo sempre dalle più leggere per poi proseguire con le successive più coprenti.

 

  1. Si parte da uno disegno preparatorio ben delineato e preciso, composto solitamente dalle linee di contorno realizzato con una matita leggera (nel mio caso la 4H)
  2. Il prossimo passo è quello di disegnare all’interno dei bordi tutti i dettagli del soggetto (le parti anatomiche del drago) dando già la resa dei volumi che ci farà da guida per il successivo step. Il tutto realizzato con una matita della categoria H, o HB se preferite, così da poter correggere eventuali errori senza rovinare il disegno.
  3. A questo punto si possono impiegare le matite B, dal numero più basso al più alto, per ripassare i punti forti del disegno come occhi, naso, fauci e parti in ombra. Vedrete che da subito il soggetto “salterà fuori” dal foglio. Evitate di ripassare i contorni del disegno preparatorio, darebbe un effetto poco realistico e antiestetico.
  4. Procedete come sopra su tutto il resto della figura, stando sempre attenti alle sbavature classiche delle B (qui ho usato la B, 2B, 3B, 4B e 5B). State attenti a non lavorare con la luce artificiale perpendicolare al foglio perché la grafite di tipo B ha il difetto di “specchiare” il bagliore per via della sua coprenza e alta capacità riflettente, diventando quasi bianca e invisibile sulla carta. E’ davvero difficile lavorare in queste condizioni.

foglio copia Da tenere presente che se siete destrorsi è saggio proseguire dall’angolo in alto a sinistra del foglio fino all’angolo in basso a destra, viceversa per i mancini, proprio per evitare di passare con la mano sopra il disegno, rischiando di macchiare. Un ultimo consiglio per evitare le sbavature: è buona norma tenere sotto la mano un foglio di carta pulita, anche piccolo, in modo tale che la pelle non vada a diretto contatto con la grafite tenera. All’inizio vi sembrerà strano e forse vi darà anche fastidio ma ci farete presto l’abitudine, perchè vi accorgerete che questo trucchetto vi risparmierà molti fastidi tipici del lavoro con la matita. Ricordatevi di cambiare il foglio ogni qualvolta si sarà sporcato.

Quando usarle :

Le matite sono un valido aiuto per per realizzare i disegni preparatori di tutte le tecniche esecutive, sia su carta che su tela. Per cui qualsiasi sia la tecnica che preferite non scordatevi di tenere una matita H o HB nel vostro astuccio per catturare con efficienza l’immagine che volete esprimere al mondo (specialmente se copiate dal vero). Grazie alla vasta scelta esistente sul mercato le matite possono fornire numerose prestazioni e sono l’ideale per dar vita a disegni molto dettagliati, persino iper-realisti per i più audaci. Resta innegabile il fascino senza tempo di un bel ritratto a chiaroscuro in grafite. Una volta ultimato il lavoro è consigliabile imprimere la grafite sul foglio con un fissativo a spray (per i dettagli rimando all’articolo Le gomme) o se preferite evitarlo conservate il disegno in un raccoglitore con le apposite buste di plastica. Se ne trovano in commercio di varie misure. La tecnica a grafite è compatibile con quella del carboncino, più sfumabile e acquerellabile, ma in una cartoleria ben fornita potrete trovare anche le grafiti acquerellabili la cui mina si stempera in toni lievi e suggestivi con l’aggiunta di acqua.

Che supporto usare :

Con la matita è quasi impossibile disegnare su supporti lisci come vetro, laminati ecc. La superficie più idonea per disegnare è la carta ma anche cartoncini colorati e non (chiari altrimenti il disegno non sarà visibile) o anche tele con trama molto fine. Dovete sapere che ogni tipo di carta ha le sue caratteristiche e queste influenzeranno la riuscita del disegno, specialmente con un ritratto.

La scelta dipende dai risultati che si vogliono ottenere. La carta liscia è ottima per risaltare le linee pulite e nette del soggetto, come nel caso dello stile realista ed iperrealista, mentre per il carboncino esistono delle qualità di carta ruvida la cui grana si presta alle sue sfumature e ne assorbe meglio il particellato.

La differenza tra i due supporti consiste nel tipo di pressatura impiegata nella loro realizzazione, cioè con la pressatura a caldo o a freddo.
La carta pressata a freddo ha una superficie semiruvida (o fine), mentre quella pressata a caldo risulta estremamente liscia (satinata). Inoltre è possibile trovare sul mercato fogli di carta di diverse grammature che ne indica il peso specifico (da 220g a 400g). Più è alta la grammatura e più la carta sarà spessa e resistente.

Strumenti del mestiere: I Carboncini e le Crete

Posted by on Giu 01 2005

Personalmente non ne faccio un grande uso ma ciò non toglie che siano molto versatili e usati su vasta scala da molti appassionati di disegno (a cominciare da Leonardo da Vinci) offrendo una grande varietà di effetti e prestazioni davvero interessanti. Per cui mi è sembrato lecito e doveroso dedicargli questo spazio.

I Carboncini :

quadrettiComposti da carbone di legna mescolato con l’argilla, i carboncini sono molto teneri e polverosi (quindi macchiano, attenzione!). Ne esistono di vario tipo in relazione alle dimensioni e alla forma: sottili, medi, grossi, a forma di bastoncino, di gessetto, cilindrica e persino sottoforma di matita. Usato nella storia dell’arte specialmente per la realizzazione di schizzi e studi di disegno, il carboncino è una delle tecniche esecutive più antiche della storia, usato fin dai tempi dell’uomo del Neolitico pensate! Per realizzare un disegno dai contorni precisi vi consiglio l’uso del carboncino compresso perché lascia un segno più netto e marcato. Dal nero intenso si possono ottenere delle sfumature di grigi usando un fazzoletto di carta oppure le dita, passando sopra il tracciato. In questo modo sarete in grado di ottenere una vasta gamma di grigi. Una delle peculiarità dei carboncini (ma anche delle crete) è quella di mettere in evidenza la trama della carta su cui state lavorando, permettendovi di ottenere numerosi effetti a seconda della scelta della carta più o meno ruvida. Comunque il supporto che meglio trattiene la polvere del pigmento è la carta ruvida, ma si possono usare anche superfici quasi lisce, come la carta da spolvero. A dispetto di quanto si pensi, i carboncini possono essere acquerellati! Più avanti tratterò meglio questa caratteristica. 

Importante: proprio per via della polvirulenza tipica del carboncino dovrete coprire con una mano di vernice protettiva spray il vostro disegno una volta ultimato, specialmente dove c’è maggiore concentrazione di carboncino, in modo tale da poterlo conservare nel tempo (per i dettagli sul fissativo rimando all’articolo Le gomme). Ricordatevi di conservare i vostri carboncini nella confezione originale per evitare che questi si rompano prima del tempo e che macchino tutto quello con cui entrano in contatto.

Le Crete :

sanguigneParenti stretti dei carboncini per fragilità e granulosità, le crete sono fatte di una qualità speciale di creta compressa, la quale può essere morbida, media o dura. Vendute come piccoli cilindri corti, a forma di gessetti o come matite, le crete si possono trovare di varie tinte a differenza dei carboncini: bianco, nero, diverse tonalità di grigio e di terre brune di varia intensità (es. la seppia e la sanguigna, quest’ultima usata dalla sottoscritta). Acquistabili sia in singoli pezzi o in confezioni, le crete vengono spesso usate per le tecniche miste cioè insieme ad altri materiali come carboncini, matite e penne. Come i carboncini le crete sono usate soprattutto per la realizzazione di schizzi, studi di disegno e si possono persino acquarellare. Le crete danno tracciati diversi a seconda del tipo di legante con cui sono mescolate. Se il pigmento è corretto con un legante argilloso (secco) la creta lascerà un tratto più intenso, asciutto e sfumabile sulla carta; se invece è unito ad un legante come la cera o l’olio (grasso) il segno prodotto sarà più chiaro e meno versatile, ma più stabile. Comunque è saggio apporre una mano di fissativo anche alle crete, specialmente quelle a legante argilloso. Come per i carboncini, la scelta del tipo di armatura della carta si rifletterà sul risultato finale del disegno.

La creta più nota è senza dubbio la sanguigna che è composta da ematite, un minerale ferroso, il cui nome deriva dalla parola sangue per via della sua cromia unica e calda. La sua prestazione e resa sulla carta è talmente alta e riconosciuta da essere stata usata persino dal grande Leonardo da Vinci per i sui bellissimi studi di disegno! Come citato sopra, è meglio riporre le crete nella loro confezione originale ogni qual volta non se ne faccia uso, oppure proteggete le punte con dei fazzoletti di carta per evitare che si frantumino.

Come usarli :

I materiali sopracitati sono molto simili tra loro sotto molti aspetti: hanno una struttura tenera, sono piuttosto fragili e possono essere difficili da impiegare per chi non li ha mai usati prima, ma ci si abitua tranquilli ^^. Questi materiali producono molta polvere e possono sporcare sia il disegno che voi stessi! Per cui è buona norma indossare abiti vecchi e di lavorare con l’asse da disegno inclinato o in verticale, in modo tale che i residui possano “cadere” dal foglio stesso. Nel caso in cui si fosse accumulata molta polvere, asportatela soffiandoci sopra, mai con la mano perché lascereste il segno sulla carta. E’ saggio usare pezzi corti di carboncino e di creta (se si usano i quadretti) dai 3 ai 4 cm, poiché i pezzi più lunghi tendono a spezzarsi in mano per via della pressione esercitata. Quando appoggiate la mano sulla carta fate attenzione a non macchiare e a non cancellare il disegno. Anche se i pigmenti sono molto “pesanti” è possibile correggere, o illuminare, il disegno usando la gomma-pane (per i dettagli rimando all’articolo Le gomme).

Pressione

Per via della loro familiarità, le crete e i carboncini possono essere impiegati con le stesse tecniche che qui di seguito andrò ad illustrare. Solitamente un disegno si esegue con la metodologia standard creando una bozza preparatoria con le matite H (per capire meglio le categorie vedete l’articolo Le matite) che andrà poi ricalcata con il carboncino/creta. Cominciate sempre con un tratto leggero facile da cancellare, per poi proseguire con uno più netto. Sappiate che il tipo di tracciato che otterrete dipenderà dall’inclinazione e dalla pressione esercitata, oltre che dall’uso piatto o di punta del carboncino o della creta. In linea generale il tratto sarà molto morbido con il quale si possono ottenere dei segni scuri e leggere velature, il tutto sempre con una grande varietà di gradazioni intermedie monocromatiche. Tenete presente che i prodotti sottoforma di matita sono meno versatili dei quadretti perché non permettono la stessa varietà di segni, ma compensano in fatto di precisione permettendo di rifinire meglio i dettagli del disegno.

 

uso di punta dei quadrettiCome con i carboncini e le crete è possibile disegnare con queste tecniche:

  1. A tratteggio incrociato, ossia usando una fitta rete di linee parallele e/o incrociate per fare i chiaroscuri. Più è fitta la rete, più sarà intensa l’ombra e viceversa.
  2. Usando il quadretto sanguigna/carboncino, di punta o di piatto e con pressioni diverse si possono ottenere svariati effetti, dando maggior vita al vostro disegno. Per esempio potreste usare i quadretti di piatto per coprire ampie aree del foglio (per fare il cielo o le nuvole) per poi rifinire i dettagli di punta (come il profilo di una casa o i rami di un albero che si stagliano sul fondo).
  3. Sfumando i tracciati. Il carboncino e le crete si sfumano molto facilmente. Per creare tale effetto si possono usare le dita, lo sfumino, un pennello rigido asciutto, un fazzoletto di carta o del cotone idrofilo ma sempre con delicatezza.
  4. Ad AcquerelloLa semplice aggiunta di acqua con un pennello può donare degli effetti inaspettati e davvero originali, ottenendo dei toni più morbidi e compatti. Prima di cimentarvi con questa tecnica dagli aspetti accattivanti, vi consiglio di esercitarvi su di un foglio a parte (rigorosamente ruvido) con le seguenti metodologie. Provate il bagnato su asciutto, sfumando il carboncino con un pennello imbevuto d’acqua sulla carta asciutta. Oppure potete provare con l’ asciutto su bagnato, bagnando uniformemente la superficie sulla quale volete dipingere disegnando sopra con il carboncino. State attenti a non rovinare il disegno perché l’aggiunta di acqua lo renderà più fragile. Ricordatevi inoltre di attendere che il foglio sia perfettamente asciutto prima di stendere un’altra mano di colore.

disegno a tratteggio a carboncino

Quando usarli :

I carboncini e le crete si addicono di più ad uno stile scorrevole anche un po’ impreciso piuttosto che ad una tecnica certosina, ma ciò non toglie che siano capaci di donare degli effetti suggestivi dal sapore unico. Il carboncino aiuta a dare un tocco tetro e incisivo ai lavori anche semplici se lo desiderate, mentre le crete rosse regalano più calore grazie alla loro cromia e quelle grigie aiutano a raggiungere i mezzi toni. Da non dimenticare che le crete bianche sono ottime per ottenere i colpi luce nei disegni realizzati su carta colorata (ad es. grigia, gialla o verde pallido). Ultimamente si vede spesso l’introduzione di questi prodotti nei lavori a tecnica mista, affiancando altre tecniche esecutive ottenendo dei risultati sorprendenti.

Che supporto usare :

Dettaglio di un disegno a sanguigna su foglio liscio

Dettaglio di un disegno a sanguigna su foglio liscio

Il supporto normalmente usato per disegnare a carboncino è la carta, ma vanno bene anche le tele ed i cartoni colorati.

La scelta del supporto dipende da molti fattori, sopratutto dalla tecnica usata. Se per esempio si vuole usare la tecnica asciutto su bagnato o bagnato su asciutto è necessario usare una carta molto spessa e che supporti bene le tensioni causate dall’apporto di umidità. E’ possibile trovare fogli di carta sul mercato a diverse grammature, cioè il peso specifico del foglio che andiamo ad acquistare (es. 220g). Più è alta la grammatura, più la carta sarà spessa e resistente.

In linea generale la carta deve essere abbastanza porosa e ruvida per trattenere le particelle di carbone che vi si depositano. A mio parere è molto divertente provare degli effetti particolari usando carta o cartoncini colorati ma consiglierei di sperimentare su colori tenui, non molto scuri per far si che il disegno risalti. Per disegnare a carboncino si possono usare anche tele o cartoni telati.  Riassumendo se la trama del supporto è molto ruvida otterrete degli effetti che daranno rilievo e corposità al disegno, anche se può diventare difficile rifinire i dettagli.

ritratto piero e alberto angela

Esempio di un disegno realizzato su carta grigia con la Grafite per i mezzitoni, il Carboncino per le ombre e la Creta Bianca per i punti luce.

 

Con la carta colorata abbinata alle crete è possibile ottenere degli effetti davvero interessanti. Con la carta grigia ad esempio si può realizzare un ritratto originale rinnovando il tradizionale chiaroscuro.

La tonalità grigia della carta viene lasciata “immacolata” perché fornisce già i mezzi toni del disegno. Per “tirar fuori” i soggetti da ritrarre usate la grafite per creare le diverse gradazioni di ombra e la creta bianca per le parti in luce, seguendo attentamente le leggi del chiaroscuro. Con il carboncino rimarcate le aree più nere, esaltando così la finezza di questa tecnica esecutiva che per certi versi ricorda la scultura. (Nel mio caso ho impiegato anche la penna bianca per dare più luce e vita allo sguardo del soggetto.)

 

 

 

 

Strumenti del mestiere: Le Gomme

Posted by on Mag 10 2005

Alleate indispensabili per disegnare, le gomme vengono troppo spesso date per scontato e sottovalutate nonostante il loro grande potenziale. Qui di seguito illustrerò le peculiarità delle diverse tipologie di gomme esistenti e su come sia possibile creare degli effetti di luce cancellando.

Le Gomme :

Pochi sanno che esistono diverse varietà di gomme in vendita a partire dalla gomma classica i cui angoli, se ben pulita, possono cancellare delle linee sottili oltre a vaste aree del disegno se necessario. Meglio ancora la gomma-matita la quale, come suggerisce il nome, è simile alla matita avendo la gomma al posto della mina. E’ l’ideale per modificare piccoli dettagli senza rovinare il resto dell’opera e per di più può essere temperata col temperino come una classica matita una volta consumata la punta. La si può trovare in commercio anche con un piccolo pennello piatto all’estremità, pensato per rimuovere delicatamente i residui di gomma lasciati dall’azione abrasiva sul foglio. Molto simile alla gomma-matita è il portagomma (in sostanza una porta mina con una lunga gomma cilindrica al posto della grafite) ha la stessa funzione della gomma-matita ma pecca in fatto di precisione in quanto non possiede la stessa punta della “sorella”, a meno che non la si modifichi con un taglierino. Nonostante ciò la sottoscritta l’ha usata per molti anni trovandosi comunque bene. Ricordatevi di non calcare troppo quando cancellate per non creare abrasioni sul foglio!

colpi 2La “regina” delle gomme è senz’altro la gomma-pane. Ne esistono di diversa consistenza e colore ma più o meno tutte hanno il vantaggio di poter cambiare forma. Si si, avete capito bene: la gomma-pane cambia forma! 
Basta scaldarla tra le mani e questa può essere modellata come se fosse fatta di pongo! Oltre a ciò è molto comoda grazie alla sua versatilità: se ne può “staccare” una piccola porzione per rimuovere la grafite in spazi minuscoli modellandola a forma di cono con una punta piccolissima. Può asportare l’eccesso di grafite (ma anche di carboncino e di creta) soltanto picchiettando sulla carta per “prelevare” il materiale indesiderato e senza alterare in alcun modo il disegno, ottenendo così un abbassamento dei toni senza perdere l’effetto tridimensionale. Un’altra qualità di questa gomma è la sua capacità di recuperare quasi totalmente il bianco della carta sotto lo strato di grafite, cosa non ottenibile con una gomma classica. E’ per questo che la gomma-pane viene impiegata per dare anche i colpi di luce all’opera; con essa è possibile disegnare cancellando!

Per ultima ma solo per una questione di anagrafe, è la gomma elettrica. A sentirne il nome sembra che si stia parlando di un oggetto fantascientifico e “pericoloso” ma in realtà è un prodotto innovativo nel settore della cartoleria e per i disegni tecnici in particolare. Versatile anche per i lavori artistici la gomma elettrica altro non è che una parente della portagomma, molto più grande, dotata di un congegno a pile che rende la punta di gomma “vibrante”, cioè capace di ruotare su se stessa ad alta velocità. Dotata di un pulsante di accensione-spegnimento, la gomma elettrica è ottima per cancellare con rapidità e precisione recuperando per davvero il bianco immacolato del foglio anche se coperto da strati e strati di colore. Che dire, è spettacolare! Solitamente viene venduta accompagnata da un set di punte di gomma di ricambio.

Un ultimo consiglio utile è quello di tenere tutte le gomme separate dalle mine (specialmente la gomma-pane) per evitare che si sporchino prima del tempo.

 Strumenti ausiliari :

Mi permetto di usare questo spazio per parlare di quegli strumenti che si potrebbero definire, anche se impropriamente, “accessori” ma senza i quali non sarebbe possibile disegnare al meglio.

lb-sfumino-4-9-mmUno di questi l’ho già accennato nell’articolo Le Matite ed è lo sfumino: altro non è che carta compressa in una forma cilindrica a punta conica alle due estremità. Come lascia intuire il nome, questo strumento è utilissimo per realizzare sfumature delicate con la grafite, dando dei risultati sorprendenti. Ne esistono di varie dimensioni in commercio, dai più piccoli ai più grandi e per mantenere la punta “a dovere” dovrete armarvi di un trinchetto, o di un taglierino. Sembra complicato ma non è così, è come se doveste fare la punta ad un bastoncino.

 

Un altro strumento che vi consiglio di usare per le sfumature è un po’ insolito…o per lo meno quasi nessuno lo vedrebbe sotto questa luce: è il pennello usato a secco. Più precisamente più di uno, quali i pennelli a punta fine “0” e “1” (per i dettagli) e i pennelli piatti numero “8” e “12” (per le aree più grandi) ma potete usare quelli che sono più congeniali al vostro disegno. Ho scoperto da poco questo uso alternativo dei pennelli ma, credetemi, sono davvero efficaci per trasportare sul foglio la polvere di grafite tenera per ottenere il chiaroscuro. Provateci!

 

pennello a secco e grafite

 

fissativo

Un altro alleato importane è il fissativo. Non è obbligatorio il suo impiego ma è consigliabile specialmente sui lavori realizzati con materiali “polverosi” quali la grafite, il carboncino e la creta. Per proteggere i nostri disegni dalla luce e dagli agenti atmosferici le aziende specializzate hanno messo a punto degli spray adatti allo scopo.

All’acquisto assicuratevi comunque che il fissativo spray garantisca una protezione contro i raggi UV, particolarmente dannosi per la conservazione del vostro disegno. Tra i tanti fissativi presenti sul mercato troverete quelli specifici per i pastelli, carboncino e matita; alcuni per dipinti a tempera o acquerello oppure per quadri ad olio o realizzati con gli acrilici (in versione lucida o opaca se volete i colori più o meno brillanti). Non spaventatevi se i vostri disegni a matita vi sembreranno diversi una volta trattati, perché il fissativo può ridurre il lucido della grafite grazie a speciali agenti opacizzanti contenuti al suo interno.

Come si usa :

Anche se relativamente semplice, l’uso del fissativo può spaventare chi lo applica la prima volta. Ecco qui delle dritte per non sbagliare:

  1. I fissativi spray si assomigliano ma non tutti hanno la stessa modalità di applicazione. Leggete sempre le indicazioni sulla confezione ma generalmente è necessario agitare bene la bombola e vi suggerisco di provare a spruzzare prima nell’aria, o su di un foglio “di brutta” per fare alcune prove. Infatti l’erogatore tende a rilasciare gocce più grosse se non è perfettamente pulito.
  2. Mettete il disegno su di un piano orizzontale o leggermente inclinato (va bene anche per terra ma mettete della carta di giornale tra il pavimento e il disegno) magari indossate una mascherina antipolvere se l’odore dello spray fosse troppo penetrante. Comunque è saggio eseguire quest’operazione all’aperto o in una stanza ben arieggiata.
  3. Per evitare l’inconveniente sopracitato nel punto 1, agitate bene la bombola e spruzzate con rapidi passaggi orizzontali avanti e indietro sul foglio. Mi raccomando, mantenete una distanza di almeno 30 cm dal disegno per evitare di “bagnare” letteralmente la carta ottenendo uno sgradevole effetto lucido.
  4. Lasciate asciugare per alcuni minuti la prima mano di fissativo, dopodiché si può procedere con una seconda applicazione per assicurarsi una protezione ottimale.
  5. Nonostante il fissativo crei una pellicola protettiva, vi consiglio di non toccare mai con le dita le aree disegnate, ma prendete il foglio lungo i bordi. Il rischio di macchiare e di lasciare delle impronte è sempre dietro l’angolo!

Una volta finito, capovolgete la bomboletta e spruzzate nel vuoto fino a quando dalla bombola non esce solo il gas. Questo vi permetterà di mantenere l’ugello di erogazione pulito e pronto all’uso. Ricordatevi che una volta fissato non si potrà più apportare modifiche al disegno. Quindi prima di applicare il fissativo, siate sicuri al 100% di aver veramente ultimato il vostro lavoro. La cosa importante è di spargere in maniera uniforme lo spray sul lavoro, specialmente nei punti dove c’è molta più materia. State attenti a non spruzzarne troppo fissativo per non correre il rischio di formare delle macchie di spray indelebili. Quindi mai eccedere col fissativo!

Oltre al classico temperino, o temperamatite (che deve essere di buona qualità, delle dimensioni giuste delle vostre matite per non “spaccare” le mine o frantumare il rivestimento in legno delle matite) esiste un altro strumento poco noto ma utile per rifare le punte alle matite o alle portamine: è la cartavetrata. La si può comprare già confezionata in un blocchetto ed è comoda perché permette di realizzare delle punte davvero “aguzze”. E’ semplice, basta sfregare la mina sulla cartavetrata con un’angolazione di circa 45°. Se non trovate il blocchetto potrete ricavarne uno “fai-da-te” ritagliando un rettangolo di cartavetrata e incollandolo su di un cartoncino spesso 5 mm (per poterlo afferrare senza graffiarvi). Io ne ho fatto uno così e se userete questo sistema ricordatevi di tenere il blocchetto personale all’interno di una busta di plastica, sia per motivi di sicurezza sia per evitare che i residui di grafite temperata sporchino il vostro astuccio. Il trinchetto è molto utile non solo per mantenere appuntiti gli sfumini ma anche per rifare le punte e gli spigoli ai carboncini e ai quadretti delle crete. Potreste usarli anche per rifare gli angoli alle gomme e per temperare la matite stesse ottenendo delle mine sorprendentemente appuntite.

allungalapis

Un altro oggetto ausiliare che mi sento di consigliare è l’allunga-lapis, un nome altisonante per indicare un piccolo cilindro cavo di metallo pensato per usare fino in fondo le matite troppo consumate dal temperino. Come suggerisce il nome allunga le vostre matite e il loro “tempo vita”: inserendole all’interno del cilindretto sarà di nuovo possibile impugnarle usando così tutto il potenziale della mina.

 

 

 

Strumenti del mestiere: Penne e Inchiostri

Posted by on Apr 16 2005

Le penne e gli inchiostri sono strumenti molto versatili poiché consentono una grande varietà di forme espressive oltre ad essere a buon mercato. Questa tecnica è usata nelle illustrazioni e soprattutto nel campo della moda, grazie alla possibilità di creare sia rapidi schizzi che opere ben rifinite con l’inchiostro.

Le Penne :

La penna e l’inchiostro in generale richiedono una capacità progettuale e un’estrema precisione nell’esecuzione dell’opera, in quanto non permettono di cancellare gli errori, i quali lascerebbero evidenti tracce. N’è una prova il fatto che l’impiego della penna è rimasto confinato fino a poco tempo fa alla realizzazione d’immagini tratteggiate. Sotto la voce “penne tradizionali” esistono due categorie di penne da disegno: la penna da intingere e quella stilografica. Tutte e due hanno il pennino che si può cambiare e tracciano linee di diversa larghezza.

Penne a cannuccia (da intingere a da ritocco) :

punte pennini

Esempi di pennini

Composte da un cilindro cavo di plastica e da una punta di feltro rimovibile, le penne a cannuccia sono economiche e possono essere impiegate con una grande varietà di pennini, ma chiedete specificatamente in cartoleria quelli da disegno perché più flessibili di quelli da scrittura. I pennini possono tracciare linee di diverso spessore a seconda della pressione e della forma della punta che può essere fine o a punta tronca (la quale offre un tracciato più spesso). Esistono anche le penne da ritocco che altro non sono che dei piccoli pennini da intingere capaci di dare dei tratti sottilissimi, come suggerisce il nome. Le penne a cannuccia possiedono un fascino tutto loro assieme al “calamaio”, cioè la boccetta contenete l’inchiostro, ma devono spesso essere intinte nel liquido in quanto non sono dotate di un serbatoio come la stilografica. Dalla loro le penne a cannuccia hanno il vantaggio di non incepparsi e di poter essere impiegate con ogni tipo d’inchiostro (a patto che puliate la punta ogni volta). L’inconveniente maggiore rimane senz’altro il tempo d’asciugatura della china che dovrete sempre rispettare prima di procedere con una seconda stesura. Soprattutto state attenti in questa fase a non passare con la mano sull’inchiostro appena steso! Mi raccomando!

Ci vuole molta pratica per poter usare al meglio il pennino e per prendere dimestichezza con gli intervalli tra un’immersione e l’altra. Fate attenzione quando la penna si “scarica” perché tende a far schizzare gocce d’inchiostro sul foglio, specialmente se la punta non è perfettamente dritta (se non bene mantenuta rischia di piegarsi). Con la pratica intuirete quando il pennino sta per esaurire la china per prevenire questo inconveniente. Vi verrà poi naturale riprendere il tracciato senza lasciare sbavature e a mascherare le “giunzioni”.

 Penne stilografiche :

Schizzo con una penna stilografica.

Le penne stilografiche, come avevo accennato poc’anzi, sono dotate al loro interno di un serbatoio intercambiabile contente l’inchiostro idrosolubile (quello non indelebile  finirebbe con l’ostruire la penna).
La gamma dei pennini a disposizione è più limitata rispetto a quella delle cannucce per cui traccia delle linee più spesse (che cambiano a seconda della pressione esercitata) ma la stilografica ha la peculiarità di consentire un flusso continuo d’inchiostro con la possibilità di lavorare senza interruzioni. Inoltre è più versatile poiché è più sensibile alla pressione della mano. Come per i pennini è necessario aspettare che il tracciato d’inchiostro si asciughi prima di proseguire il disegno in modo tale da evitare le macchie irreversibili.

Per una buona manutenzione vi consiglio di pulire sempre con dell’acqua lapunta della penna, evitando così di ritrovarla coperta da uno strato secco d’inchiostro. In commercio potrete trovare penne stilografiche in diversi colori brillanti o classici (come il color seppia). Prima di cimentarvi col vostro primo disegno con queste due categorie di penne consiglio di esercitarvi su di un foglio di brutta, in modo tale da impratichire la mano a evitare gli “uncini” di inizio tracciato e le “giunzioni” con cui ogni principiante deve fare i conti.

Tratto-pen :

Tratto-pen nero impiegato con la tecnica del puntinato.

Più che di una penna stilografica, entrando in cartoleriavi verrà probabilmente più spontaneo chiedere di una tratto-pen, conosciuta anche come penna rotring, (chiamata così per via della prima ditta che la produsse del XIX secolo). Il suo pennino consiste in un tubicino sottile fisso (ma ne esistono di diverso diametro, da 0,5 mm a 0,01 mm) capace di tracciare delle linee di spessore perfettamente costante in qualsiasi direzione lo si usi, compreso di punta. In passato il tratto-pen veniva usato solo per i disegni tecnici ma di recente viene molto impiegato anche dagli illustratori.

Per precauzione vi consiglio di ricoprire la punta con l’apposito tappino ogni qual volta non la usiate per evitare che l’inchiostro si secchi prima del tempo, anche se è molto difficile che accada ma non si sa mai. Questa penna è ottima per fare gli schizzi anche all’aperto perché molto scorrevole, dura a lungo e ne esistono anche di waterproof. Si può usare su qualunque tipo di carta anche se i risultati migliori si ottengono su fogli lisci. In cartoleria ne potrete trovare di diversi colori soprattutto primari, come il blu il rosso e il verde. Il tratto-pen è indubbiamente uno degli strumenti più confortevoli per lavorare con l’inchiostro perché regala scioltezza al movimento della mano permettendo all’artista di concentrarsi sul lavoro senza essere distratto dai problemi tipici dell’inchiostro (macchie, tempi di asciugatura da rispettare ecc).

Penne a sfera (biro):

Esempio di disegno realizzato con la biro

Disegno realizzato con due biro.

In anni recenti è stata rivalutata come strumento da disegno anche la comunissima penna a sfera. Oggi ne esistono di ottime qualità che non lasciano, o almeno in minore quantità, sbavature appiccicose.
La biro è ottima per fare schizzi e per realizzare disegni a tecnica mista anche grazie alla diverse tonalità disponibili. E’ piacevolmente scorrevole e la si può usare su qualunque tipo di carta anche se i fogli lisci rimangono il supporto migliore. Con questo strumento si possono raggiungere effetti chiaroscurali davvero pregiati quanto insospettabili.

La biro è piuttosto versatile, non quanto il tratto-pen,  ma grazie al suo tratto dolce permette di saltare le scomode fasi di stesura-asciugatura dell’inchiostro, anche se alcune penne a sfera lasciano un tracciato leggermente appiccicoso. Vi consiglio di cercare una penna che vi permetta di calibrare l’intensità dell’inchiostro in proporzione alla pressione sul foglio. Ad esempio, con una comunissima penna sono riuscita a creare un chiaroscuro grazie all’effetto “penna scarica” calcando leggerissimamente la mano sulla la punta della biro.

Qui di seguito potete vedere dei suggestivi esempi trovati in rete. Cliccandoci sopra le immagini s’ingrandiranno. (P.S. not my art)

Pennelli :

Stesura in dettaglio della china

Stesura in dettaglio della china

Un altro metodo per stendere l”inchiostro, specialmente su vaste aree del disegno, è il pennello. Usate quelli morbidi e flessibili, possibilmente di martora se ci tenete ad un risultato professionale ma sono piuttosto costosi. Sia che siano sintetiche o in fibre naturali, le punte dei pennelli devono essere sempre in buono stato così da poter stendere segni puliti e vivaci. A questo scopo è necessario far asciugare i pennelli una volta puliti con acqua e sapone di Marsiglia con la punta verso l’alto evitando così che marciscano. Rifate sempre la punta con le dita. Per le grandi campiture è consigliabile l’uso dei pennelli a punta piatta per facilitare il compito mentre per i dettagli e i ripassi è meglio impiegare i pennelli a punta conica e sezione tonda (più facili da controllare e con essi gli errori si notano meno). Ovviamente le loro dimensioni sono legate a doppio filo con le caratteristiche del disegno che state realizzando, tenendo sempre presente che solo con l’esercizio potrete allenare la mano a modulare il tratto corposo e/o sottile tipico del pennello. Inutile dire che maggiore la pressione, più spesso sarà il tracciato.

provePer cominciare usate dei pennelli tondi a di media grandezza per prendere dimestichezza e fate delle prove su di un foglio di brutta con delle linee semplici, ricordandovi sempre di scaricare il pennello sul bordo del calamaio altrimenti troppo carico d’inchiostro. Per rendere il chiaro scuro basterà allungare l’inchiostro con dell’acqua, quasi fosse un acquerello. Se sarà vostra intenzione colorare grandi porzioni di foglio vi consiglio di usare una carta ruvida o comunque spessa per meglio assorbire l’inchiostro senza provocare imbarcamenti.

Penna con punta a pennello

Penna con punta a pennello

Di recente invenzione è la penna con punta a pennello, un connubio tra la scioltezza della penna stilografica e la praticità del pennello. In pratica le setole del pennello sono costantemente imbevute dell’inchiostro proveniente dal serbatoio contenuto all’interno della penna, sorpassando completamente il passaggio di ricarica nel calamaio. Per questa sua peculiarità la punta è protetta da l’apposito tappo.

 

Inchiostri da disegno :inchiostri

Le principali caratteristiche degli inchiostri sono la brillantezza, la rapidità di essiccazione e alcuni di questi sono resistenti all’acqua una volta asciutti. Stendibili a pennello, con il pennino o con l’aerografo, gli inchiostro possono essere trovati in varie tinte e colori in commercio e mostrano una resa simile a quella dei colori ad acquerello diluiti. Grazie alla loro idrosolubilità è possibile allungarli con acqua pulita per ottenere tutte le diverse intensità di colore, dalle più scure alle più chiare (esistono anche degli inchiostri già trasparenti). Gli inchiostri indelebili diventano resistenti all’acqua una volta asciutti acquisendo un aspetto lucido e a quel punto è possibile dipingerci nuovamente sopra.

L’inchiostro di china o d’India è il migliore per ottenere un nero intenso e una volta asciugata diventa impermeabile e non scompare con la sovrapposizione di un altro colore. Una peculiarità degli inchiostri idrosolubili è che si possono mescolare tra loro anche una volta asciutti, arricchendo l’arcobaleno di tinte disponibili. Quasi tutte le boccette sono munite di una cannuccia, o di un contagocce, per evitare lo spreco d’inchiostro prelevandolo fino all’ultima goccia. Ricordatevi ogni tanto di agitare i flaconi perché i pigmenti degli inchiostri tendono a depositarsi sul fondo.

Come usarli :

La pittura con pennini, stilografiche ecc. è costituita da una serie innumerevole di segni sottili e omogenei in quanto non possono creare sfumature omogenee come le matite o le crete, ma è comunque possibile ottenere degli effetti di grande freschezza e vivacità.

Provate con questi esempi per impratichirvi con le ombreggiature.

Ecco alcune tecniche con cui è possibile creare i mezzi toni e le ombreggiature con le penne:

  1. A tratteggio in diagonale tracciato parallelamente con la stessa angolazione, dove il maggiore o il minor spazio tra una linea e l’altra renderà l’effetto tridimensionale.
  2. A tratteggio incrociato realizzato non necessariamente solo in maniera ortogonale a 90°, permette di dare più intensità alle ombre con delle piccole linee incrociate.
  3. A schizzo dal tratto libero, fresco, si sfruttano le curve a mano libera senza preoccuparsi dei dettagli perché importa solo rendere l’essenza della forma e della profondità.
  4. Linee ortogonali dove si cerca di evitare l’incrocio tra le linee (che siano verticali o orizzontali), rendendo le luci e le ombre come nel punto 1.
  5. Puntinato, una delle prime tecniche utili per imparare il chiaroscuro. Il sapore leggero e spumoso del risultato finale rende meno pesante la lentezza dell’esecuzione. Come per le linee a tratteggio, la vicinanza tra i punti è fondamentale per far emergere il disegno dal foglio.

 

gatto

Disegno realizzato col tratto-pen e l’inchiostro color seppia.

Quando si sbaglia gli inchiostri non perdonano, per questo sarà necessario un disegno preparatorio ben curato anche per il chiaroscuro con una matita per poi ripassarlo con la penna. Una volta che avrete preso la mano troverete più facile lavorare anche senza la traccia a matita. Comunque in caso di errore non disperate! Potrete tracciare le linee giuste su quelle sbagliate in tutta tranquillità e vedrete che a lavoro finito quasi non le noterete più. Per ottenere le ombre dall’aspetto uniforme l’ideale sono le passate con l’inchiostro diluito. Per allenarvi potreste prima tracciare le linee, e le ombre se lo desiderate, del disegno con la china (se usate un inchiostro non indelebile il tracciato scomparirà) e assicuratevi che la china sia completamente asciutta. Dopo di che ripassate le ombre con l’inchiostro colorato diluito costruendo gradualmente il tono desiderato con passate successive. Il risultato finale vi sorprenderà.

 

Le ombre sono state rese con il tratteggio incrociato ripassato con più strati d’inchiostro. I punti luce sono dati dalla tempera bianca.

Quando usarli :

Sono l’ideale per eseguire un disegni dal carattere incisivo e marcato. Indubbiamente le penne e gli inchiostri si prestano maggiormente per le illustrazioni di carattere grafico grazie ai segni netti che regalano a chi li usa, ma niente vieta di impiegarli nelle tecniche miste, per esempio, per definire le linee di contorno del disegno. Il tratto-pen è l’ideale per cogliere in maniera veloce ed efficace i dettagli quando siete all’aperto con in mano il quaderno degli schizzi.

Che supporto usare :

Per disegnare a inchiostro è meglio usare una carta da disegno ad alta grammatura, almeno di 220g, con poco potere assorbente per poter mantenere le linee nette e precise. Se acquerellate l’inchiostro è meglio tendere il foglio su una tavoletta con dello scotch di carta, così da evitare le “onde” in fase di asciugatura. Per maggiori dettagli sulla carta da disegno rimando al mio articolo Le matite nella sezione “Che supporto usare”.